Recensioni

Stabat mater

Scritto da Maria

Stabat-Mater-Tiziano-Scarpa

Le recensioni di Connessioni Letterarie

Cecilia ha sedici anni e vive in orfanotrofio. Di giorno suona il violino in chiesa, vestita di rosso, dietro la grata che permette ai fedeli solo di immaginare i visi delle fanciulle da cui proviene la musica che invade le loro anime. Di notte, mentre tutte le altre compagne e le suore dormono, scrive lettere a sua madre dal suo posto segreto, servendosi degli spazi bianchi non occupati dalle note sugli spartiti. Sono lettere impossibili che Cecilia conserva e che sua madre non riceverà mai.

Signora madre, è notte fonda, mi sono alzata e sono venuta qui a scrivervi. Tanto per cambiare, anche questa notte l’angoscia mi ha presa d’assalto. Ormai è una bestia che conosco bene, so come devo fare per non soccombere. Sono diventata un’esperta della mia disperazione.

Scrive Cecilia per scavare nella sua solitudine, per riempire il vuoto dei suoi giorni, lontani dalla vita, dal mondo, dall’amore, quello che solo chi ha ricevuto da una madre è capace di trasferire a se stessa e agli altri. Il vivere in comune non lenisce il suo tormento,  il confondersi con le altre orfane, anzi, rende ancora più indistruttibile la sua solitudine, perché queste ragazze sono tutte uguali nella loro ordinarietà. Cecilia mangia, prega,  viene istruita, suona insieme a loro. Questa comunione ha forgiato la sua solitudine, l’ha resa “d’acciaio”. E questa sua vita così ordinata, ovattata e ripetitiva la fa sentire estranea a ogni cosa, persino al suo corpo.

 Io sono assente da tutti quanti i posti che ci sono al mondo. Quanto è vasta questa mia assenza! Quando ci penso mi viene il capogiro. Ma poi penso che è soltanto un’illusione anche quella di non esserci, e improvvisamente ritorno tutta qui, dentro la mia pelle, mi raggrumo…

Le lettere scritte alla madre sono l’unico modo per affermare se stessa, sono un “abbraccio che si sporge alla finestra su un cortile vuoto”. Di lei non sa nulla, solo che l’ha deposta appena nata in una nicchia dell’Ospitale della Pietà di Venezia,  accanto   al suo corpicino un foglio strappato raffigurante mezza rosa dei venti. E l’altra metà?

Un giorno nell’imperturbilità e nell’abitudinarietà della sua vita irrompe un giovane sacerdote, Antonio Vivaldi, nuovo compositore dell’Ospitale e insegnante di violino. Cecilia diventa la sua pupilla, perché nessuna delle altre è capace di suonare allo stesso modo la musica del bizzarro sacerdote. Questo legame sotteso e morboso, che condannerebbe Cecilia a continuare a vivere giorni che non sente suoi, e lo scontro con la musica di Vivaldi, che la fa incontrare col mondo esterno visto solo attraverso gli occhi moralizzatori delle suore, la spingono al gesto di liberazione che il lettore aspetta dalla prima pagina.

Stabat mater regala al suo autore, Tiziano Scarpa, il Premio Strega nel 2009. Nelle intenzioni dello stesso il testo doveva offrire un tributo al suo compositore preferito e alla malinconica sorte delle sue allieve, in particolare alla più famosa di esse, Anna Maria Dal Violin, a cui allude nel personaggio di Cecilia. In realtà Tiziano Scarpa è andato assai oltre il suo obiettivo dichiarato e ha tracciato nella sua protagonista un profilo di profonda e femminile sensibilità che mette tutti di fronte alla solitudine degli amori negati, alla solitudine dell’essere umano dinanzi alla sua nullità. Il gesto ultimo di Cecilia allora è il tentativo di uscire dal proprio buio, perché l’altra metà della rosa dei venti, quella strappata, punta verso il mare, verso il cielo, verso le infinite possibilità della vita.

Titolo: Stabat Mater
Autore: Tiziano Scarpa
Anno: 2008
Editore: Einaudi
ISBN: 9788806201692

Maria Mancusi

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