Recensioni

Snob

Scritto da Giulia Sinceri

Le recensioni di Connessioni Letterarie

“Lasciate tre inglesi soli in una stanza ed escogiteranno un sistema per impedire che un quarto si unisca a loro”. Così afferma Julian Fellowes nel suo romanzo Snob, in modo da ritrarre emblematicamente il classismo di stampo british. E certamente noi lettori, una volta finito il libro e quindi diventati piuttosto esperti in materia, potremmo anche aggiungere “lasciate tre inglesi aristocratici soli in una stanza ed escogiteranno un sistema per impedire che un quarto borghese si unisca a loro”.

Precisamente ciò che accade ad Edith Lavery, protagonista di Snob: la giovane, conscia di non avere alcun talento al mondo e determinata a non rispondere più al telefono di un’agenzia immobiliare, opta per una carriera diversa, consistente nel matrimonio col conte Charles Broughton. Ma non basta passare attraverso la porta principale per entrare davvero nella stanza dorata dell’aristocrazia inglese, e la cara Edith lo scoprirà affrontando diverse magagne, descritte con arguzia serafica da un suo caro amico nei panni di voce narrante della storia.

Dal breve sunto qui sopra, ai più sembrerà che Edith Lavery sia un gran bella arrivista. E in effetti è così: certo all’inizio non risulta facile parteggiare per la sua causa. Eppure, complice il suo amico narratore, durante la lettura finiamo per accettare, se non capire, alcune delle ragioni di Edith. Perlomeno possiede il fegato di ammettere di non avere nessun talento; ed è più di quello che possono dire molte persone riguardo a se stesse. E come non provare dei moti di simpatia per la sufficienza con cui viene trattata dalla claque del marito? Saremmo freddi come loro, se non sentissimo un sacro fuoco repubblicano ardere dentro di noi davanti a cotanta arroganza aristocratica.

 È facile ricevere l’impressione che Edith, in quella fase della sua esistenza, fosse rigorosamente e spietatamente venale, ma sarebbe ingiusto. Lei stessa ne sarebbe rimasta sorpresa. Se le avessero chiesto se fosse materialista avrebbe risposto che aveva senso pratico, alla domanda se fosse una snob avrebbe replicato di essere smaliziata 

Peccato che Fellowes maneggi un’arte scrittoria delicatamente subdola. Come accade nei confronti di Edith, dopo un po’ cambiamo attitudine anche riguardo la classe nobiliare descritta in Snob, veniamo insomma catturati dal fascino discreto dell’aristocrazia; di fatto si attiva lo stesso meccanismo che ci spinge a vedere serie televisive come The Crown, a leggere Jane Austen o Nancy Mitford. Il glamour eccentrico dell’élite albionica farà sempre presa, sia che lo si ami sia che lo si odi. O entrambe le cose: perché leggendo Snob si alzano frequentemente gli occhi al cielo, ma al tempo stesso si finisce per ammirare l’indefessa ostinazione con cui i nobili proteggono la loro costituzione non scritta, la quale ad esempio proibisce loro di cenare fuori durante il weekend. Esattamente il genere di dettagli stravaganti per il quale l’amante di tali affreschi va in brodo di giuggiole, dato che spiare dal buco della serratura i vizi dei privilegiati contribuisce in parte a esorcizzarli, nonché a renderli più vicini. Ma si tratta di una vicinanza fallace, in quanto li osserviamo attraverso la serratura di una porta che rimarrà sempre blindata. Conscio di tale deriva, Julian Fellowes corre in nostro soccorso, realizzando un romanzo che in più parti assomiglia a un trattato universale di sociologia. Di fatto alcuni dei comportamenti descritti all’interno di Snob potrebbero appartenere tranquillamente a chiunque (con buona pace degli aristocratici che inorridirebbero di fronte alla prospettiva di condividere qualcosa con chi sta al di fuori della loro cerchia); eppure alzi la mano chi non ha mai agito obliquamente in nome del proprio interesse, chi non ha mai raccontato bugie a se stesso o sfruttato un tono beneducato per pronunciare parole altresì scortesi. Anzi, a volte il narratore è talmente incisivo nel raffigurare alcuni atteggiamenti da risultare leggermente inquietante: spesso durante la lettura ci si sente quasi colti in fallo, ma anche sollevati all’idea che se qualcuno conosce certi pensieri segreti potrebbe averli addirittura condivisi, e quindi forse non siamo gli unici al mondo a essere così orribili, evviva. È come quella frase ormai abusata ma sempre veritiera di Frida Kahlo, in cui l’artista ragiona sulla propria bizzarria e su come ci debba essere qualcun altro sulla Terra, almeno uno, che si senta nello stesso, identico modo in cui si sente lei.

Dunque Fellowes ci traghetta da uno spaccato specifico a uno più generale, condendo il tutto con un sarcasmo flemmatico, ossia quel tipo di sarcasmo che lascia vagamente rintronati – “Aspetta un attimo, mi ha per caso offeso?” -. È necessario ammettere, però, che talvolta l’autore si lascia travolgere dal suo approccio socio-psicologico: molti dei suoi lunghi e dettagliati resoconti concernenti una precisa personalità finiscono per spezzare i dialoghi, rendendo la narrazione un po’ farraginosa e costringendo così il lettore a tornare indietro di alcune pagine per riprendere il filo del discorso interrotto. Ma gli perdoniamo volentieri tale difetto, in quanto il “bestiario” di casi umani presente nel libro risulta comunque assai gustoso.

Giulia Sinceri

Titolo: Snob
Autore: Julian Fellowes
Editore: Neri Pozza
Anno: 2004

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