Editoria

Una valigia di libri

Scritto da Tonia

Letteratura e impegno sociale. A questo penso mentre preparo la borsa per le vacanze e scelgo i libri da portare con me. Esiste letteratura senza impegno sociale? Non so dare una risposta precisa, ma forse anche nella letteratura esistono delle gradazioni, delle intensità civili che il lettore agevolmente riconosce.

Personalmente amo gli scrittori impegnati. Non dev’essere per forza un impegno politico, ma credo fortemente che la letteratura, quella con un’intensità civile elevata, così come la poesia, tiri fuori la parte più umana del lettore, e di conseguenza concorra nel diffondere i giusti ideali nella società. So anche che questo tipo di letteratura è spesso scomoda, molte intenzioni si trasformano poi in opere ideologizzate e, lungi da noi, strumenti di partito. Ne sappiamo qualcosa noi lettori di opere del Novecento e contemporanee. Ma come sosteneva Elsa Morante, non bisogna per forza dedicarsi ad argomenti aulici e grattacapi esistenziali e storici: essere uno scrittore, uno scrittore vero che lotta contro l’irrealtà e a cui sta a cuore l’umanità, significa anche solo raccontare “la giornata del proprio gatto”, ma metterci impegno, disinteresse e onestà. E il lettore lo sente.

Il dubbio allora non è più sul binomio letteratura e impegno sociale, ma tra letteratura e non-letteratura, tra umanità e non-umanità. Questa visione meramente manicheista mal si addice a una seria riflessione letteraria, ma può sorgere in questi pomeriggi di calura estiva, mentre si dedica una manciata di prezioso tempo libero alla lettura e alla preparazione dei bagagli.

Ecco allora che mi capita di trovarmi di fronte a due scrittrici diversissime, eppure entrambe da me amate, in maniera incondizionata. E il motivo? Proprio questo lato umano, l’impegno sociale, l’osservazione riuscita degli uomini.

Una è Nadine Gordimer, premio Nobel 1991, morta qualche giorno fa, lasciando un’impronta decisa e luminosa nella rotta letteraria dal dopoguerra a oggi. Qualcuno che vede la scrittura come un dono e che per spiegare la sua vocazione, non cita né grandi predecessori né corsi universitari o scuole prestigiose. Semplicemente ricorre a un paragone con i cantanti d’opera: si può studiare canto, ma se non si possiedono le corde vocali giuste non si arriva a cantare alla Scala. Così per la scrittura: si può leggere e studiare, ma se non si nasce con le “corde” dello scrittore, non lo si diventerà mai. È noto il suo impegno sociale, legato ovviamente alla sua biografia, ma anche al suo mestiere, alla sua convinzione che finché si è vivi non si può essere solo spettatori, ma attori attivi della Storia. Per questo, sapendo che sarà certamente una gradita e arguta compagna di viaggio, infilo nella borsa I giorni della menzogna (1953) e Beethoven era per un sedicesimo nero (2007).

Nadine sosteneva che l’essenza dello scrittore è la sua capacità di osservare. Senza dubbio quest’ultima non manca a Chiara Gamberale, la mia seconda compagna di viaggio. Non ho per nulla timore nel considerare i suoi libri esempi di letteratura impegnata: se qualcuno sta alzando le sopracciglia leggendo queste poche righe, spero che le mie spiegazioni riescano a fargliele abbassare. Chiara sa osservare nel profondo le persone e ciò che scrive apporta sollievo. Non azzarderei l’aggettivo “terapeutico”, ma ci si va vicino. Perché? Quando leggendo i suoi libri trovi gli angoli più segreti del tuo animo illuminati, condivisi, messi in discussione e poi riesci anche a farci una risata sopra, sostengo con fermezza che il lettore ne sente un gran beneficio. Ecco perché ritengo che Chiara sia una scrittrice con uno spiccato lato umano, con una forte dose di empatia. E tutti i suoi personaggi siamo noi. Sono quelli che si chiedono di che colore è il retro del cielo, quelli che non trovano un posto nel mondo comune, perché nel fare le cose che fanno tutti sentono il sangue che si raggruma. Oppure sono quelli che hanno una vita apparentemente normale, ma che a un certo punto si sentono messi sotto vuoto, e non riescono più ad apprezzare quello che hanno. Sono le donne di oggi, con tutte le ansie, i sorrisi, l’amore, i doveri e le emozioni che frullano dentro di loro e si mescolano tanto da non capirci più niente. Ma Chiara prova a capirci qualcosa, anche se fosse solo per Dieci minuti al giorno. E così io infilo in valigia il suo ultimo best seller e Quattro etti d’amore, grazie. Non perdere di vista il lato umano: ecco quello che cerco nella letteratura. Buona vacanze!

Caterina Sansoni

 

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