Cultura e società

L’aborto del Fertility Day

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Scritto da Tonia

Nell’idea del Ministero della Salute il Fertility Day doveva sensibilizzare sul tema della fertilità e sul calo demografico del notro paese. Due le campagne promosse, una peggiore dell’altra ritirate per non suscitare ulteriori polemiche.
La prima campagna, sessista, terrorizzava le donne ricordando loro la data di scadenza delle loro ovaie, la seconda, razzista, propone un opuscolo informativo che contrappone le buone abitudini dei bianchi ai pessimi stili di vita dei ragazzi di colore.

Il Fertility Day affronta la fertilità come un bene comune, come se fosse qualcosa di pubblico e non fosse qualcosa di privato, estremamente legato a scelte di natura personale, mostrando la cecità del ministero della salute di fronte ai problemi sociali che spingono gli italiani a non fare figli. Una cecità imbarazzante, irrispetosa rispetto al principio di autodeteminazione del singolo individuo. Come se la fertilità fosse un affare pubblico e non fosse invece intimamente legata al proprio corpo.

Nell’era della precarietà, della mancanza di certezze, della difficoltà dei trentenni a uscire dalle mura genitoriali per mancanza di un’entrata che consenta loro di essere indipendenti,  si sottolinea l’urgenza del tempo che passa, che scorre inevitabilmente consumando un corpo che forse quando sarà in grado di sostenere economicamente un figlio non avrà più le caratteristiche fisiche, mediche per sostenere una gravidanza.

Una campagna inopportuna, insensibile nei confronti di chi un figlio lo vorrebbe ma economicamente non può permetterselo, una campagna gratuita per chi sceglie di fare un figlio ma è costretto a lottare col suo corpo che per qualche motivo non ne vuole sapere.

Nei giorni in cui si celebra il Fertility Day vi invitiamo a riflettere su questo tema attraverso  la lettura di un romanzo che percorre in maniera intimista il dramma di chi pur avendo l’età, la posizione economica e sociale giusta vorrebbe un figlio ma non riesce ad averlo, Il frastuono dei suoi occhi di Luana Brivio.

Un romanzo che percorre la drammaticità di chi affronta il percorso della fecondazione assistita fatto di sconfitte, cadute dai piani alti per approdare alla strada dell’adozione.

Un romanzo intimista che racconta le paure, le ansie, le contraddizioni di due aspiranti genitori che con tutte le proprie forze provano disperatamente ad avere un bambino.

La frustrazione dei tentativi medici falliti, il senso di inadeguatezza, la paura di uscire nuovamente sconfitti, il timore di non risultare idonei per l’assistente sociale, il rischio di amare qualcuno che potrebbe poi essere strappato via per sempre, il terrore di non riuscire a stabilire un legame con il bambino affidato. Un percorso difficile che prevede determinazione, tenacia, controllo sia prima che dopo. L’incontro tra anime già formate, che non si conoscono, non si scelgono e possono solo accettarsi nella loro intima complessità. Un incontro-scontro, un lento scrutarsi per superare le diffidenze, per scovare una breccia in cui potersi insinuare, una sorta di limbo emozionale che mette a dura prova la stabilità della coppia.

Un viaggio nel complesso mondo della genitorialità che svela i meandri oscuri del diventare madri e padri, complicato ulteriormente da pulsioni che non possono essere controllate ma solo subite.

Tonia Zito

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