Recensioni

Dissipatio H.G.

Scritto da Maria

Dissipatio hgLe recensioni di Connessioni Letterarie

Essere soli nel mondo: Dissipatio HG

Dissipatio HG di Guido Morselli è un romanzo che sembra essere tornato improvvisamente d’attualità in corrispondenza di certe ansie millenaristiche e apocalittiche che hanno interessato larghi strati della società occidentale recentemente, in riferimento alla ben nota vicenda della “profezia dei Maya” sul 2012. Infatti oggetto della narrazione è un mondo senza più uomini, in cui il genere umano è improvvisamente svanito nel nulla – a questo fa riferimento il titolo, in cui HG sta per humani generis –, eccezion fatta per un unico esemplare, il protagonista nonché narratore della vicenda. Ovvio, del resto, che il protagonista sia lui: non c’è rimasto nessun altro. Personaggio, poi, non rappresentativo dell’umanità per sua stessa ammissione e per il fatto che, all’inizio del romanzo, decida di togliersi la vita, non sentendosi compreso da una società che lo tiene, ma da cui anche lui si tiene, ai margini. Il destino però agisce in modo imprevedibile: il protagonista cambia idea, ma all’uscita dalla grotta dove aveva scelto di suicidarsi trova un mondo che silenziosamente è cambiato. Soltanto al mattino dopo, egli pian piano si rende conto che l’umanità si è volatilizzata in maniera misteriosa e inspiegabile, senza che ciò possa essere ricondotto a un evento catastrofico.

La presa di coscienza di essere l’unico superstite della specie umana è infatti lenta e graduale: il protagonista si sposta dalla sua abitazione in montagna verso la città di Crisopoli – alla lettera la “città dell’oro”, dietro cui si adombra Zurigo, il produttivo capoluogo finanziario d’Europa – alla ricerca di una qualsiasi presenza umana, che però non trova. Il mondo è ormai abitato soltanto da animali e oggetti che emergono nella loro assolutezza; gli oggetti creati dall’uomo, in particolare, assumono nuove valenze perché non più rapportati all’utilizzo che gli uomini ne facevano, ma presi nella loro “oggettualità pura”. Gli spazi rappresentati somigliano ai quadri metafisici di de Chirico, in cui si trovano soltanto oggetti, senza apparente connessione logica tra loro e senza l’animazione di figure umane.

Il percorso del protagonista per le vie deserte, eppure così ingombre delle testimonianze della civiltà umana scomparsa, della città lo conduce a uno stato di follia allucinata, raccontato nella cosiddetta “cronaca della paura”, nella seconda metà del romanzo, da cui comunque egli riesce a riemergere.

Il protagonista fa anche delle ipotesi sulle cause della scomparsa del resto dell’umanità: una catastrofe nucleare, molto attuale negli anni in cui il romanzo fu scritto e pubblicato, ma particolarmente selettiva, perché ha risparmiato animali e oggetti; una miracolosa assunzione in cielo collettiva, richiamata anche dall’uso ironico di termini biblici. Ma tutto l’impianto è retto da una affascinante ambiguità di fondo, suggerita dallo stesso narratore: non viene mai detto se la catastrofe, indicata con il nome neutro di “evento”, è veramente accaduta o se tutto ciò che si racconta è un’esperienza post mortem del protagonista, il quale in realtà si sarebbe suicidato non annegandosi nel laghetto presente nella grotta, ma sparandosi un colpo di pistola in bocca nel suo letto, una volta tornato a casa. Il protagonista non esclude nessuna delle due ipotesi e rende in questo modo la trama fondamentalmente indecidibile, lasciando al lettore la possibilità di scegliere se renderla determinata o meno.

La narrazione è compiuta come un monologo interiore che assume i tratti di un dialogo improbabile, che non può più avvenire da quando il protagonista è unico esemplare della sua specie. Accanto alla narrazione degli eventi si trovano sequenze riflessive e addirittura parti che assumono il tono del saggio filosofico, in particolare quando il personaggio prende le distanze dalle abitudini consumistiche della società tardo-novecentesca, tratteggiata con sarcasmo pungente.

Al termine del racconto, il personaggio protagonista si arrende nella ricerca di altre persone, in particolare dello psicologo Karpinsky, unica figura con cui egli sia riuscito a instaurare un rapporto umano. Così si abbandona all’attesa di qualcosa di non definito, probabilmente della sua morte.

Una delle caratteristiche che più colpiscono di questo libro è lo stile di scrittura: pungente e affilato, rende benissimo la prospettiva allucinata e stravolta del protagonista. Uno stile particolarmente adatto agli eventi paradossali che vengono descritti, costruito sul ritmo di frasi brevi e brevissime, spesso nominali, a effetto, che riescono a rappresentare in maniera quasi visiva, icastica, gli oggetti e gli ambienti e a trasmettere il sarcasmo, l’ironia al vetriolo che animano il protagonista.

Un romanzo post-apocalittico di qualità.

Lorenzo Paradiso

Titolo: Dissipatio HG
Autore: Guido Morselli
Anno: 1985
Editore: Adelphi
ISBN: 9788845906336

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