Cultura e società

Coincidenze

Scritto da Tonia

Era stata una coincidenza a portarmi nel bagno esattamente a quell’ora e in quel momento. E sempre una coincidenza mi aveva spinto la mano non sulla pila di fumetti ma su un libro avente per oggetto una raccolta di racconti di fantascienza degli anni 40. Una coincidenza sì. Quel libro di solito non era in bagno ma nella mia stanza. E sostava in una mensola vicino alla porta insieme ad altri libri della stessa raccolta. Qualche giorno prima, correndo con urgenza verso il bagno, avevo preso un numero a caso e lo avevo portato con me. Ma neanche questo era preciso. Quella raccolta, fino a qualche settimana prima era localizzata in un punto molto più irraggiungibile della mia stanza. Un’altra mensola in alto, vicino alla scrivania. La stanza era stata però rivoluzionata per la necessità di spostare il grande schermo del computer di lavoro. Uno schermo che nella posizione originale era troppo vicino alla testa e mi dava fastidio agli occhi. Anche lo schermo non avrebbe dovuto fungere da schermo perché in realtà era un televisore, ma lo schermo originale, di dimensioni più accettabili, si era fulminato, senza alcuna ragione plausibile, dopo 5 anni di onorato servizio, forse a causa di uno sbalzo di corrente. In definitiva, a causa di uno sbalzo di corrente avvenuto 4 mesi prima mi ritrovai nel bagno a leggere un racconto chiamato Ciò che ti serve. Un racconto completamente incentrato sulle coincidenze e sul controllo che è possibile esercitare su di esse. Strana coincidenza, considerando che appena poche ore prima, quell’argomento era stato centrale in un interessante dialogo con una ragazza a un tavolino del bar. Tema centrale le coincidenze, le variabili del caso e la possibilità di controllarle, e le implicazioni morali di ciò. Esattamente come nel racconto. Anche quell’incontro con la ragazza era stata una fortuita coincidenza, maturata a seguito della lettura di lei di un mio commento a un film che avevo visto da poco al cinema. Mi ero ritrovato al cinema perché una mia amica aveva espresso il desiderio di vedere quel film e così anche un mio amico. Tale desiderio era stato da entrambi maturato a una festa svoltasi due mesi prima nella quale si era parlato del film. Prima della festa non frequentavo quella amica, né il mio amico e la di lei amica, e considerando che a quella festa ci ero finito per caso e che sempre a quella festa avevo incontrato la ragazza del bar con cui avevo parlato delle coincidenze, una volta terminato di leggere il racconto dovetti accettare il fatto che il numero di coincidenze in quella storia iniziava a essere esorbitante. Volendo scomporre ai minimi termini la questione tutto sembrava ruotare intorno al concetto stesso di coincidenze e al valore simbolico che esse assumevano. Perché una sequenza numerosa di coincidenze, rappresentate vettorialmente, assumono carattere direzionale, e a quel punto era impossibile non cogliere un certo ordine. Per comprendere però l’ordine supposto bisognava assumere l’esistenza di un fenomeno naturale, o di un’entità, che avesse carattere trasversale e umano: trasversale perché implicava coincidenze sociali, fisiche e chimiche (non dimentichiamo l’importanza delle corse al bagno in tutta questa storia). Ma anche un profondo carattere umano: la coincidenza, protagonista assoluta era stata evocata verbalmente (dal dialogo al bar con la ragazza), narrativamente (dal racconto Ciò che ti serve), filosoficamente (convergendo sul dilemma del controllo delle variabili temporali tanto il dialogo quanto il racconto) e infine fattivamente (essendo tutto il modello analizzato frutto di coincidenze), tutti elementi caratteristici esclusivamente della sfera umana (la scrittura, il dialogo, il bisogno sociale di incontrarsi, la filosofia, etc etc). L’implicazione di uno schema esigeva la costruzione di un elaborato che lo precedesse, o al contrario poteva essere la sua conformazione energetica ottimale (come lo sviluppo di una conchiglia di nautilo in perfetta sezione aurea), anche se questo avrebbe implicato che una serie di aspetti umani, o presunti tali, avevano in realtà valenza assoluta e naturale ed erano frutto di fenomeni fisici quanto la pioggia, i tuoni, le maree e le fiamme delle stelle. Filosofia, parole, racconti di fantasia, fenomeni preesistenti e naturali che si manifestavano perché spinti da un groviglio di fenomeni chimici e fisici in cui l’inventiva umana assumeva un carattere nullo. Pentadimensionalmente parlando un concetto credibile, in quanto tutto è già avvenuto e avviene in continuazione, ed Esadimensionalmente parlando ogni possibile variabile è già avvenuta, nullificando in questo modo il concetto stesso di coincidenza. Ma, relativismo a parte, la direzione vettoriale assunta dal sistema “causa-effetto” diveniva lampante, e andava affrontata. Presso i popoli mesopotamici (sumeri ed accadici) vi era la convinzione che appunto non vi fosse distinzione fra il concetto di Pioggia ed il concetto di Giustizia, fra il concetto di Ordine Sociale e quello di Onda del Mare. Erano tutti, trasversalmente, espressioni di elementi assoluti detti ME. Una interessante coincidenza che io avessi studiato archeologica orientale e che quindi potessi cogliere una certa affinità fra un mio pensiero e quello di alcuni teologi di 5000 anni prima. Nonostante questa visione asciutta però, che renderebbe superfluo un agire supremo, i popoli della Mezzaluna erano convinti che le Divinità Maggiori gestissero tali ME indirizzandoli nella loro destinazione finale, nel loro utilitaristico caso, ovverosia il corretto funzionamento del cosmo. Un orologio che richiedeva in sostanza degli orologiai, anzi a essere precisi, un solo orologiaio: Enki, dio della Saggezza e distributore di ME. Questi popoli ingegnosi mi ispiravano da un certo punto di vista, ma da un altro mi disorientavano in quella sera in cui dovevo gestire le coincidenze e il loro valore simbolico, in quanto davano per scontato il concetto di una mente umana, o simil-umana atta alla gestione dei ME. Ridondanze filosofiche a parte la domanda rimaneva senza risposta: vi era intenzione dietro a questo groviglio di coincidenze?

Al fine di porre una domanda specifica alla potenziale entità predisposta, che se esisteva conosceva giocoforza il linguaggio umano, cessai di riflettere e mi connessi per un istante alla rete, sperando in una nuova coincidenza, questa volta chiarificatrice. Mi sentivo sulla cima di una montagna. Non che da lì si veda la sfericità del pianeta od ogni zona che esso ospita, ma almeno si ha una visione di insieme di uno scenario vasto.

Naturalmente non giunse nessuna coincidenza chiarificatrice. Alla mia destra sullo schermo, girava il film Danny the Dog, partito per caso, per un’altra serie infinita di coincidenze.

Finisce il film. Ascolto l’Andante Grazioso di Mozart.

Mi torna in mente una cosa che ho sentito, per coincidenza, qualche notte fa.

Un professore sta accompagnando la sua classe per una via fra le montagne. Il capofila si ferma per allacciarsi le scarpe, in quel momento un masso si stacca e rotola pochi passi più avanti di lui. Il giovane, se non fosse stato fermo ad allacciarsi le scarpe, probabilmente sarebbe stato schiacciato. Il professore gli si avvicina per rincuorarlo e gli dice:

<<Vedi, non vi è modo per noi di controllare le misteriose forse che hanno voluto che tu ti allacciassi le scarpe in quel momento, né quelle che dopo millenni hanno mosso quel macigno. Tutto quello che possiamo fare, quando la vita lo richiede, è allacciare le scarpe nel miglior modo possibile>>.

Vittorio Lauro

Immagine di kobyharati

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