Attualità Cultura e società

Gli ammortizzatori sociali in italia: i nonni e i genitori

Scritto da Tonia

Negli ultimi anni l’Italia ha subito trasformazioni economiche, politiche, culturali, sociali che hanno modificato la forma e il significato della famiglia.

Dal punto di vista economico determinante è stata la ristrutturazione dei modi di produzione: la globalizzazzione, le innovazioni tecnologiche e i processi di terziarizzazione hanno modificato l’organizzazione della produzione incidendo sulle forme di occupazione.

Il lavoro stabile ha lasciato il posto a forme di lavoro sempre più flessibili e precarie creando sempre più incertezze nel futuro dei giovani.

Giovani che vogliono progettarsi, che vogliono diventare adulti ma troppo spesso sono bloccati dalla mancanza di un reddito che permetta loro di spiccare il volo.

Giovani alla ricerca di escamotage per garantirsi la propria indipendenza, giovani che non demordono, non si arrendono di fronte all’indeterminatezza lavorativa e cercano soluzioni per vivere e non sopravvivere seguendo i propri progetti, le proprie aspirazioni, il desiderio di formare una famiglia.

In Italia le giovani coppie, spesso con lavori precari e case in affitto fanno fatica a sostenere un progetto familiare.

Nel bel paese sono quasi del tutto assenti le politiche assistenziali per favorire la crescita e lo sviluppo dei giovani.

I giovani, spesso precari o nascosti nell’economia sommersa hanno difficoltà a progettarsi, a pianificare il proprio futuro. Passi importanti quali l’acquisto di un appartamento, la procreazione di un figlio vengono spesso procrastinati per mancanza di fondi.

Spesso l’avvio della nuova famiglia viene sostenuta dai genitori, dai nonni, non solo dal punto di vista economico ma anche nella gestione familiare, soprattutto quando subentrano dei bambini. Chi non ha stabilità, non sempre riesce ad avere accesso ai nidi pubblici. Senza un reddito adeguato diventa difficile badare ai bambini in età non scolastica. Quando possono, i nonni sopperiscono alle mancanze statali, alle politiche di assistenza che non ci sono, accudendo i nipotini durante i week end per far riposare i genitori, soccorrendo i genitori che lavorano tutto il giorno, accompagnando i piccini a scuola e seguendoli nel doposcuola. Super nonni che tolgono tempo alla loro serena vecchiaia per sopperire alle mancanze di uno stato che non sostiene i giovani.

Se nel dopoguerra il nonno, privato delle sue tradizionali funzioni, si aggirava spaesato e privo di ruolo negli spazi angusti e ostili della città, nel nuovo millennio riacquista una funzione fondamentale ponendosi come dispensatore di un sicuro welfare per figli e nipoti.

In un paese dove sono quasi del tutto assenti le politiche di sostegno a favore dei giovani è la famiglia d’origine il vero welfare.

Nonni che aiutano i figli per la gestione familiare, Genitori che sostengono figli laureati e disoccupati che non riescono a inserirsi nel mercato del lavoro.

Nonni e Genitori che restituiscono ai giovani la possibilità di vivere, di sognare, di progettare, di non mettere da parte i propri sogni.

 

Un vecchio e un bambino si presero per mano

e andarono insieme incontro alla sera,

la polvere rossa si alzava lontano

e il sole brillava di luce non vera;

l’immensa pianura sembrava arrivare

fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare

e tutto d’intorno non c’era nessuno,

solo il tetro contorno di torri di fumo.

I due camminavano, il giorno cadeva,

il vecchio parlava e piano piangeva

con l’anima assente, con gli occhi bagnati

seguiva il ricordo di miti passati;

i vecchi subiscono l’ingiuria degli anni,

non sanno distinguere il vero dai sogni,

i vecchi non sanno nel loro pensiero

distinguere nei sogni il falso dal vero.

E il vecchio diceva, guardando lontano,

“Immagina questo coperto di grano,

immagina i frutti, immagina i fiori,

e pensa alle voci e pensa ai colori,

e in questa pianura, fin dove si perde,

crescevano gli alberi e tutto era verde,

cadeva la pioggia, segnavano i soli,

il ritmo dell’uomo e delle stagioni”.

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste

e gli occhi guardavano cose mai viste,

e poi disse al vecchio, con voce sognante

“Mi piacciono le fiabe, raccontane altre”.

Il vecchio e il bambino Francesco Guccini

Tonia Zito

Immagine di karlaHernandez

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