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El árbol

Scritto da Anna De Pari

Le recensioni di Connessioni Letterarie

È sempre più attuale una riflessione sul ruolo della donna all’interno della nostra società, all’indomani della grande manifestazione promossa dal movimento Non Una Di Meno e tenutasi a Roma lo scorso 26 novembre. Le sorelle italiane del latinoamericano Ni Una Menos stanno continuano l’importante lotta contro la violenza sulle donne, creando “rumore” e nuovi spunti di riflessione. Mi torna in mente, a tal proposito, un racconto della scrittrice cilena María Luisa Bombal intitolato El árbol (L’albero), che ritengo rappresenti in maniera estremamente poetica e simbolica la posizione della donna all’interno della società occidentale. 

Brigida, protagonista del racconto, è una donna sola, alienata che trova nel matrimonio l’unica soluzione per sentirsi socialmente integrata. È una donna passiva, docile che vive per e attraverso l’altro, e che ha come unico sfogo l’evasione nel sogno e nella chiusura interiore. Viene trattata come una ritardata, un’ignorante, una tonta, mentre la sua sensibilità non viene compresa. L’irrazionale è la risposta di Brigida alla stretta struttura patriarcale, che però non risulta essere una soluzione sufficiente. Nella narrativa della Bombal i personaggi femminili sono complessi, sfaccettati, irrisolti, al contrario di quelli maschili piuttosto statici e razionali: ricchi uomini di potere realizzati e sicuri di sé. Luis, marito di Brigida, la esclude da ogni attività che lo riguarda: il club, il lavoro i mille compromisos, creando una barriera ben definita fra l’universo maschile e quello femminile. Il suo è un ordine stabile e incrollabile, fatto di regole di buona condotta e di esclusione. Per questo il racconto si fa portavoce dell’onirica proiezione della realtà interiore di Brigida, una giovane donna inadeguata e repressa sposata con uomo arido, anziano e insensibile.

All’ombra di un principio maschile predominante si è sviluppato tutto un mondo irrazionale femminile inaccessibile, incomprensibile e infantile nelle modalità di relazione con l’altro sesso, che ha come unica arma di difesa il silenzio: l’impossibilità comunicativa fra due mondi che sembrano drammaticamente inconciliabili. L’eredità che portiamo con noi è quella di un passato in cui spesso i matrimoni servivano solamente a stringere legami e relazioni familiari. Lo stile della Bombal esalta l’immaginazione, l’inconscio, il sogno e la follia come mezzi per arrivare a comprendere quella parte della realtà che la ragione non è in grado di raggiungere. Il testo è infatti costellato di immagini simboliche ognuna delle quali potrebbe essere oggetto di studio ed interpretazione: il ponte, il vestito bianco e il vestito nero, l’acquario, il giardino, il sole, la luna, il mare, l’albero stesso, le trecce che arrivano fino alle caviglie, il giardino, la pioggia, gli specchi, l’estate, l’autunno, la musica di Mozart, Beethoven e Chopin che accompagnano le fasi esistenziali della protagonista e scandiscono i momenti della narrazione. Ogni elemento è poesia, è immagine, è allegoria, e il racconto è arricchito da uno stile linguistico personale e creativo: lluvia desordenada, el collar de pájaros, un lecho de arena rosada, un mar de hojas e i puñados de perlas que llueven a chorros sobre un techo de plata ecc. Fra tutti comunque il simbolo più significativo è proprio l’albero, che dà il nome al racconto e s’inserisce come elemento in parte protettivo, ma anche prevaricatore. Lei si ripara dietro l’albero così come cerca rifugio di notte vicino al marito. La stanza con l’albero è il suo nascondiglio, un posto dove si sente sicura, dove il mondo assume un tono sfocato color pastello, un mondo di rumori e sogni, un mondo tutto suo fatto di placida tranquillità, ma anche e soprattutto di rassegnazione. D’altra parte non è un caso che la figura dell’albero sia stata più volte utilizzata in psicoanalisi come rappresentazione della personalità.

La rassegnazione di Brigida è ovattata. Il mondo per lei non è che una serie di immagini filtrate dal folto fogliame dell’albero, ma la vita prende una piega inaspettata. L’albero viene abbattuto lasciando entrare la fredda luce della ragione nella stanza. Non c’è più rifugio possibile, il suo sistema di fuga è crollato. Non c’è più il suo mondo distorto come in un acquario. Non può più evadere, non può non vedere, non le è più permesso sognare. Rimane l’accettazione, la presa di coscienza e una consapevolezza nuova.

Desidero leggere la storia di Brigida come un breve racconto di formazione, un moderno mito della caverna di Platone dal sapore femminista e latinoamericano, un manifesto della rinascita femminile. Ora Brigida deve affrontare la cruda luce della verità: «Y todo lo veía a la luz de esta fría luz». Deve prendere in mano la sua vita, decidere, scegliere, affrontare. È caduto il velo che la separava dalla vita reale che è sempre stata lì a un palmo dal suo naso e che non era in grado di vedere. E allora se ne va. Erano bugie la sua rassegnazione e la sua serenità. Ha finalmente scoperto quali sono i suoi veri desideri: amore, follia, viaggi e ancora amore. La nuova Brigida emancipata non può più tornare indietro: ormai l’albero è stato abbattuto.

Si può leggere il racconto in lingua originale qui: mentre in italiano María Luisa Bombal è stata pubblicata dalla casa editrice Sellerio. Nell’Ultima nebbia sono stati infatti raccolti una serie di racconti della scrittrice, fra cui anche L’albero.

Anna De Pari

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