Recensioni

L’eredità delle dee

Scritto da Carlotta Papandrea

Le recensioni di Connessioni Letterarie

Ho scoperto L’eredità delle dee per caso, un giorno in libreria mentre ero in fila alla cassa. Mi attirarono due cose: il nome dell’autrice,  (di quelli che non senti tanto spesso e che portano in sé il suono aspro dell’est) e la serie di stampe floreali sulla copertina che sembravano disegnate a mano, in un intreccio di foglie e fiori simili agli schizzi dei quaderni di una volta, quando invece di scattare una rapida foto ci si metteva a disegnare quel dettaglio di quella pianta, per poi appuntarne tutte le caratteristiche.

Menziono questi due particolari perché, durante la lettura, ho realizzato come fossero i più pregnanti in una storia ambientata nei Carpazi Bianchi a cavallo tra vera magia e mera superstizione, passato e presente, finzione e realtà.
La trama si snoda infatti attraverso la vita della protagonista, Dora Idesova, ultima discendente di un’antica stirpe di sole donne, veggenti e guaritrici: le Dee.
Si tratta di un mondo insolito fatto di erbe, infusi e segreti in quello che sembra un villaggio dimenticato fra le montagne e di cui tutti hanno sentito parlare, molti si servono ma nessuno sa niente.
Dora cerca di rimettere insieme i pezzi di un passato traumatico e frastagliato (la morte violenta della bellissima madre per mano del padre, l’isolamento dalla società – altra – civilizzata, l’internamento della zia Surmena) nel tentativo di dare un senso alle parti di se stessa in un presente che la vede stanca e colma d’angoscia.

L’interesse della protagonista per la storia delle Dee nasce inconsciamente durante l’infanzia, quando rimasta orfana dei genitori insieme al fratellino Jakub (nato con un grave ritardo mentale), viene affidata a Surmena, donna conosciuta nel villaggio per i suoi poteri; questa sua dimensione mistica affascina e spaventa Dora che, crescendo, sente l’impulso di uscire da quella casa andando oltre l’isolamento delle montagne per scoprire ciò che la contemporaneità sta offrendo. La sensazione è infatti quella di “rimanere indietro” mentre gli altri progrediscono. Il dilemma che forse spalanca le porte al divario interiore è legato proprio al metodo: perché affidarsi ancora alle erbe quando esistono le medicine? Perché essere superstiziosi e credere alla magia quando c’è la medicina?
Ma, d’altro canto, la vera medicina si deve limitare alla cura del corpo o andare oltre, sanando i traumi della mente?

 Il bosco davanti a me sussurra, i lunghi rami degli abeti ondeggiano, vieni, sembrano dirmi. Hanno un aspetto minaccioso, e come fanno a muoversi così se non tira un filo di vento? Anche sul prato che ho appena attraversato l’aria è immobile. 

La diatriba si apre e le strade di Dora e Surmena, oltre a dividersi ideologicamente, si allontanano anche materialmente: la donna viene accusata di aver effettuato un aborto clandestino e altre pratiche illecite per poi essere internata in un istituto. La giovane protagonista finisce invece in un collegio dove trascorre tra gli anni più travagliati della sua vita, in una condizione di sterilità e violenza psicologica attenuati solo dall’amicizia intellettuale col Signor Ostepka, un antiquario che le regala il libro Le dee di Zitkova a partire dal quale la ragazza può recuperare le sue radici – sebbene l’autore, il pastore Hofer, parli delle dee come se fossero streghe ammaliatrici e malvagie che praticano la magia nera.

La ricerca continua negli anni, prima attraverso una tesi di laurea e poi attraverso i documenti dell’Archivio di Stato, in cui Dora apprende realtà più sconvolgenti riguardanti la sua storia familiare e se stessa, incastrata in una vita che manca di alcuni pezzi fondamentali e che le rende l’esistenza assai complessa (a partire dal conturbante rapporto con gli uomini e la propria sessualità). Fondamentale diventa quindi riavvicinarsi alle proprie origini, da cui in parte Dora si era allontanata e in parte era stata allontanata, accettare la presenza e l’aiuto delle dee e accogliere dentro di sé segreti del proprio passato messi a tacere per troppo tempo.

Un aspetto molto interessante di questo testo è sicuramente rappresentato dalla varietà di generi: a volte la storia si tinge di giallo tra misteri irrisolti e “scene del crimine” per suggerire trame che, nel tempo, sono state insabbiate (dal regime che aveva fatto seguire proprio sua zia Surmena per poi incastrarla e rinchiuderla, ad esempio), altre volte assume i toni dell’inchiesta proponendo documenti d’Archivio assai realistici (e proposti “integralmente”, come se il lettore li scorresse attraverso gli occhi di Dora), altre volte ancora la narrazione richiama toni più fiabeschi, quasi mitici e surreali, raccontando le prodezze di zia Surmena che avrebbe il potere di allontanare le tempeste con formule magiche terribili e sconosciute. È anche un romanzo storico per la forte contaminazione, all’interno della trama inventata, con una realtà fitta e reale (le dee erano effettivamente delle guaritrici considerate da molti dotate di poteri sovrannaturali al punto che persino i tedeschi, in periodo di occupazione nazista, se ne interessarono ritenendo di poter risalire attraverso loro alle origini dell’arianesimo), per cui il contesto culturale entro cui Dora si muove è più vivido che mai.

Moltissimi elementi riconducono infatti il lettore alla realtà, a partire dalla menzione di trattati quali il Malleus Maleficarum (redatto effettivamente nel XV secolo) fino alla descrizione delle condizioni in cui i comuni cittadini vivevano in clima di regime socialista. E moltissimi lo mantengono in sospeso nell’irrealtà, tra pozioni d’amore potentissime e sortilegi di magia nera.

Quali segreti nasconde il passato? Dora riuscirà a scoprirli sconfiggendo l’ombra di una maledizione?

Carlotta Papandrea

Autore: Kateřina Tučková
Titolo: L’eredità delle dee
Editore: Keller
Anno: 2017

 

 

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