Racconti d'autore

Nella mente di Butterfly (parte 4)

Scritto da Ivan Bececco

– In ogni caso, signor Sfrucugli, può stare tranquillo: non ho alcuna intenzione di trattenerla qui per torturarla. Non voglio farle del male, nella maniera più assoluta. Ho bisogno del suo aiuto per risolvere una piccola questione di natura personale.
Thomas crollò sulla sedia in preda a pensieri di ogni genere. Gli venne il sospetto di essere sotto l’effetto di qualche droga oscura e devastante, poiché non ricordava di aver mai fatto uso di quei fantomatici dispositivi chiamati Oniria a cui Butterfly aveva accennato. Ricordava lucidamente di essersi recato in un ufficio postale, sebbene gli sfuggisse il motivo esatto che lo aveva portato là. Cosa doveva fare? Spedire una raccomandata? Pagare una bolletta? Gli sembrava di non essere più capace di concentrarsi su di un singolo pensiero prima che un altro, proveniente da chissà quale angolo del suo subconscio, si sovrapponesse al precedente, gettandolo in una sorta di torbida ansia. Guardò negli occhi il suo interlocutore e, subito dopo, lo scintillio azzurrognolo delle aste dei suoi occhiali, sperando di muoverlo a compassione.
– Nell’Hub, a qualche chilometro dalla mia area di pertinenza, si trova lo studio di un famoso artista. Un pezzo grosso, uno dei pochi che ce l’ha fatta a sfondare, perché è riuscito a conquistare i favori di parecchi galleristi di peso. Il come e il perché non devono interessarle, così come non interessano a me. In questa dimensione è conosciuto col nome di Shokushu. Ebbene, costui è famoso per le metodologie poco ortodosse da cui trae l’ispirazione per realizzare le proprie sculture: i suoi scagnozzi pattugliano l’Hub alla ricerca di soggetti che soddisfino le sue particolari esigenze estetiche. Quando individuano qualcuno (o, più spesso, qualcuna), lo attirano con una scusa, lo sedano e lo portano al cospetto del maestro. Dicono che più di duecento persone siano passate sotto le sue grinfie. I critici d’arte di tutto il pianeta lodano la bellezza delle statue di Shokushu, le sue capacità immaginifiche, il crudo realismo delle espressioni facciali disperate e prive di qualsiasi scintilla di vita. Nessuno immagina da dove derivi tutto quel dolore, o meglio, a nessuno dei compiaciuti borghesi in abito di velluto che vanno alle mostre dell’artista importerebbe un’inezia del genere.
Insomma, voglio essere breve, avendola annoiata già abbastanza: tra le vittime di quello psicopatico c’è una persona a me molto cara. L’ho conosciuta nell’Hub una settimana fa, ci siamo incontrati in un locale chiamato “The third gun”, non molto distante da qui. Uno scambio di sguardi, un paio di drink e la scoperta inaspettata di due anime affini. Si chiama Miyuki Jones. Un paio d’occhi neri e infiniti, da far venire i brividi a chiunque sia dotato di vene e sangue. Ci siamo visti una sola volta e abbiamo parlato a lungo, quella sera, dandoci appuntamento per il giorno successivo in un parco, subito dopo il tramonto. Avevo quasi raggiunto la destinazione quando, in lontananza, ho riconosciuto due uomini di Shokushu mentre afferravano Miyuki per la vita, premendole con forza un fazzoletto contro le labbra. Avrei voluto lanciarmi addosso a quei dannati energumeni, ma sapevo di non potere nulla contro di loro in quel momento. Probabilmente mi avrebbero spezzato il collo, con la poco piacevole conseguenza di incorrere in una duplice morte, tanto in questo quanto nel mondo reale.
Butterfly si interruppe di colpo per osservare come avrebbe reagito a quelle parole Thomas, che sulle prime parve non aver compreso. – Ebbene sì, signor Sfrucugli: è molto probabile che chi ha la sventura di perdere la vita nell’Hub non possa più risvegliarsi nel mondo conscio. Molti studi sono stati fatti al riguardo, ma nessuno ha mai prodotto esiti soddisfacenti. Pare che il corpo venga sottoposto a uno stress fisico talmente elevato che il cuore non sia in grado di sopportarlo. Le chiederei pertanto di fare molta attenzione a come si muove, ha capito? Mi disturberebbe avere un morto sulla coscienza.
– La ringrazio per l’avvertimento –, rispose macchinalmente Thomas. – Altre belle notizie di questo genere e il mio cuore potrebbe venire meno molto prima.
– Beh, le suggerirei di mantenere un certo sangue freddo, allora, perché la sua presenza mi è quanto mai necessaria.
– Certo, la mia vita vita è a sua completa disposizione, brutto figlio di puttana.
– Molto bene, la sua risposta è un vero toccasana per i miei nervi, perché non le nascondo che da quel giorno sono molto in pensiero per la povera Miyuki. Gli energumeni di cui le parlavo devono averla portata a casa di Shokushu, dove c’è anche il suo studio. Là dentro si diverte a giocare con le sue vittime, le tortura a poco a poco, infligge loro un dolore sempre crescente per osservare come reagisce il corpo alle sollecitazioni. Studia le facce sconvolte dalla sofferenza e le riproduce sul marmo. Mi creda, signor Sfrucugli, quell’uomo è un mostro a sangue freddo.
– Se è davvero come dice – lo interruppe Thomas – per quale motivo la MindLab non prende provvedimenti? Perché vi viene concesso di adescare persone e tenerle prigioniere per soddisfare i vostri comodi? Questa cosa è del tutto inumana, è una forma di schiavitù, e mi meraviglia che nessuno abbia mai fatto niente per interrompere una bestialità del genere. Come può la MindLab continuare a esistere impunita e vendere i propri prodotti?
– È molto semplice – rispose Butterfly, glaciale. – Questa forma di “trattenimento a uso personale”, come mi piace definirlo, si consuma solo entro i confini dell’Hub, e quindi all’interno della dimensione onirica. Prima che gli sia concesso di tornare di nuovo nel mondo conscio, le menti degli interessati subiscono una sorta di reset, per cui, al loro risveglio, ricorderanno solo ciò che hanno sognato prima di essere catturati, senza alcuna conseguenza di natura psichica.
– Mi sembra tutto perfettamente ragionevole, ma cosa succede quando la gente muore sia in sogno che, di conseguenza, nel mondo reale? In che modo la MindLab giustifica avvenimenti del genere? Non dovrebbe esserci una qualche forma di tutela della salute nei confronti di chi utilizza gli Oniria?
– Le risponderò con un esempio, sperando che, dopo, le sarà tutto più chiaro. Poniamo il caso che lei vada in un concessionario a comprare un’automobile. Supponiamo che, mentre sta guidando per andare al supermercato, il suo piede prema forte sull’acceleratore perché è in ritardo o perché fuori fa freddo, è l’ora di punta e non vede l’ora di tornare a casa per godersi un po’ di sani reality show in televisione. Imbocca una curva a velocità folle, la sua auto va in sovrasterzo, si schianta contro un cartello stradale e muore sul colpo. Di chi è la colpa, sua o di chi le ha venduto la macchina? La MindLab non si assume la responsabilità di comportamenti scorretti da parte degli utenti, è una multinazionale dell’intrattenimento che fornisce un servizio molto richiesto e fattura milioni di dollari l’anno; il fatto che, quaggiù, in questo sottosuolo mentale condiviso, alcuni esercitino un leggero potere coercitivo a scapito dei più deboli non è affare che la riguarda. Trattasi della dura legge del capitalismo, signor Sfrucugli. Se qualcuno muore nell’Hub, ci sarà una pletora di avvocati, medici e giudici corrotti pronti a dimostrare che quella persona soffriva di gravi problemi di salute e le era stato espressamente sconsigliato di assumere il becessitoxinal. In questo caso si tratta di libero arbitrio.
– Come diavolo può venirmi a parlare di libero arbitrio dopo che mi ha mostrato quella specie di contratto in cui c’è scritto che sono diventato di sua proprietà, per il solo fatto di aver messo piede in casa sua? Non ho scelto io di venire qui, è stato lei ad avermi attirato in questo cesso immondo. L’ultima cosa che esiste quaggiù è il libero arbitrio.
Butterfly scoppiò in una sonora risata. Il suo modo di ridere assomigliava a una specie di ruggito soffocato, sporcato da milioni di sigarette. – Signor Sfrucugli, lei è un vero spasso, lo sa? Potrebbe quasi farmi venire la tentazione di trattenerla in questo cesso per molto tempo. In ogni caso, il contratto che le ho mostrato è solo un piccolo accorgimento interno della MindLab per evitare che più utenti a status speciale rivendichino il possesso della stessa persona. Entrando nella mia area di pertinenza, lei ha automaticamente accettato di diventare di mia proprietà, com’è scritto chiaramente nella clausola. Come le ho spiegato poc’anzi, quando lei si risveglierà non ricorderà nulla di tutto ciò. Nella sua mente non ne resterà neppure la più piccola traccia.
Utenti a status speciale. Questa frase risuonò nelle orecchie di Thomas simili al ronzio elettrico di un frigorifero, facendolo inorridire. Mentre Butterfly parlava, aveva preso a scorticarsi compulsivamente la pelle intorno all’unghia del pollice, sollevando piccole scaglie bianche di cute. Non riusciva a capacitarsi di essere finito nell’imbuto di un simile gioco perverso, né sarebbe stato in grado di dire se esisteva una via d’uscita che non richiedesse l’uso della violenza. Avrebbe potuto alzarsi e prendere il suo interlocutore per la gola, ma non aveva idea di come risvegliarsi per poter uscire dall’Hub. Butterfly era il suo carnefice e, al tempo stesso, la sua sola possibilità di salvezza.

– Stia tranquillo, signor Sfrucugli, andrà tutto bene. Vada a liberare quella ragazza e la conduca qui da me. So che ha le capacità per portare a termine questo compito. Prometto di restituirle la libertà subito dopo.
– Come crede che possa riuscirci? Se ha detto che questo Shokushu è circondato da guardie del corpo, pensa davvero che sia in grado di infiltrarmi in una casa privata e trarre in salvo una singola persona senza farmi notare? Non sono 007. In quello che lei chiama “mondo conscio” io faccio lo studente. Non ho conoscenze da agente segreto.
– Non stiamo parlando di un edificio inespugnabile, glielo assicuro. Shokushu è un pazzo, ma non un finanziere né un boss della mafia: non ci sono sicari al suo fianco, solo tre o quattro persone di grossa taglia che ha assoldato affinché potesse più facilmente ottenere nuovo materiale di studio, per così dire. Se non ha bisogno di loro, il grande artista non li vuole tra i piedi. Sono abbastanza certo che viva la sua beata esistenza godendo della sola compagnia delle sue povere vittime, quindi, essendo lei giovane e in salute, non avrà alcuna difficoltà a portare via la ragazza.
– Ammesso che sia ancora viva –, lo intercettò Thomas.
– Ammesso che sia ancora viva. È stata rapita sei giorni fa. Di solito quel pazzo si diverte un po’ con le sue modelle, e di certo non avrà avuto alcuna fretta di sbarazzarsi di Miyuki. Vada, Thomas, non perda altro tempo. Conto su di lei. Faccia una sosta al Third gun, che si trova subito dopo il parco antistante l’ingresso di questo edificio. Area 25, interno 1. Proceda sempre dritto, non può sbagliare. Lì troverà Marcus, il gestore nonché mio amico personale. Le fornirà un’arma nel caso in cui dovessero verificarsi cose poco piacevoli, e le indicherà la strada più breve per raggiungere l’abitazione di Shokushu. Il mio assistente la accompagnerà all’uscita.

 

Ivan Bececco

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