Attualità Cultura e società

Elezioni 2013 e campagne politiche: vincono gli insulti

Scritto da Maria

Immaginate una catastrofe naturale di portata eccezionale, che so, un’esplosione del Vesuvio che arrivi fino a Milano, la lava dell’Etna che ricopra tutto il territorio nazionale, un terremoto lungo la dorsale appenninica che devasti e incenerisca tutta la penisola – sono sicura che non sia la fantasia a mancare… Immaginate, ancora, che italiani del futuro, con molti più soldi di noi da impiegare nel campo della cultura intraprendano degli scavi archeologici per rinvenire tracce del loro passato, che poi sarebbe il nostro presente, e trovino vecchi giornali, malridotti hard disk e video. Supponiamo che si mettano a guardare, a guardarci… Chissà che cosa penserebbero del nostro mondo, della nostra cultura, ma soprattutto della nostra politica. Si ritroverebbero davanti agli occhi espressioni come “caghetta”, “cialtrone”, “pifferaio magico”, “facce di merda”, “pidocchi”, “mignatte”, “clown”, “psiconano”. E forse, loro, cresciuti, speriamo, in un clima di civiltà e di progresso tecnologico e dello spirito, riuscirebbero a scandalizzarsi. Si interrogherebbero sull’eleganza e sulla finezza dei nostri rappresentanti e si chiederebbero chi rappresentino. Scoprirebbero poi che la politica era specchio dei tempi, che buona fetta degli italiani del 2000 non era molto diversa dai politici che dileggiava. Che mancanza di valori, compromessi, truffe, aggressione verbale, turpiloqui, scarsa propensione al rispetto dell’altro erano i capisaldi di un tempo in cui gli italiani non riuscivano a scandalizzarsi. Che fine aveva fatto questo semplice, atavico moto dell’animo?

Eh sì, probabilmente se lo domanderebbero, loro. Noi no! La nostra reazione di fronte a questa fantastica possibilità sarebbe di ritenerla improbabile e impossibile. Non sapete quanto vi sbagliate: la storia complotta contro di noi e il mondo trama, affinché tutto si conservi a memoria di quello che siamo stati. Non ci credete? Scommettiamo? Quanti di voi hanno sentito parlare dei programmata di Pompei? Che cosa sono? Una sorta di manifesti elettorali, cioè iscrizioni parietali, generalmente dipinte su muri con vernice rossa o nera in spazi scelti appositamente. Le iscrizioni rinvenute si riferiscono a campagne elettorali, svoltesi dal I secolo a. C al I secolo d. C.

programmi elettorali pompeiForse ora cominciate a preoccuparvi. In linea di massima i manifesti consistono in un brevissimo testo, con un formulario molto semplice che si basa sul nominare il candidato, la carica a cui ambisce e la richiesta di voto. Non di rado dopo la carica si trova la sigla DRP, che significa dignum rei publicae, ossia “degno della pubblica amministrazione”. Non solo. Nei testi elettorali ciascuno viene presentato come campione d’onestà, saggezza e capacità, oltre a essere esaltato come vir bonus et egregius (galantuomo), verecundissimus (assai modesto), dignissimus (molto virtuoso), benemerens (meritevole d’ogni bene), frugis (parco), integrus (integerrimo), innocens (incapace di far del male).

Non trovate meravigliosa la definizione “degno della pubblica amministrazione”? Quanto amore in essa c’è per la politica, per il bene comune, quale valore, soprattutto della carica che si riveste?

Be’, anche in epoca romana i politici avevano i  loro scheletri nell’armadio, ma la POLITICA sapeva pensare e soprattutto attuare progetti concreti e di grande respiro, non foss’altro per la banale considerazione che l’impero romano è sopravvissuto 1200 anni circa e gli attuali governi italiani pregano per raggiungere i 12 mesi…

“Ma erano altri tempi…” ve lo sento dire tutti in coro. Già, bisogna ammetterlo, ma bisogna anche chiedersi contestualmente quali siano i nostri tempi. Tempi di corruzione politica, tensione sociale, malcontento, disoccupazione, crisi economica, pressione fiscale, inefficacia della giustizia.

Più o meno i tempi di tutte le epoche di transizione, di rivoluzione, di cambiamento. Che cosa manca a noi? Ripeto: la capacità di scandalizzarci. Solo questa, infatti, costituisce il primo passo verso la condivisione di un progetto unico, ampiamente condiviso e che si ponga, democraticamente, il problema del bene comune.

Se così fosse ci porremo tutti, eletti ed elettori, da un altro punto di vista, quello della sinergia delle visioni che accomunano.

Quanti fra voi hanno letto i programmi elettorali, partito per partito? Immagino una percentuale bassa. Commentare Bersani, Berlusconi, Casini, Monti, Fini, Di Pietro, Grillo, Ingroia, Giannino con un tweet è più rapido, cavalcare l’onda del disprezzo, della critica, dell’aggressività è più semplice, ma soprattutto ci deresponsabilizza. NON DERESPONSABILIZZATEVI. In questo momento come italiani abbiamo un dovere intellettuale imprescindibile: leggere questi impegni per il futuro, proposti dai partiti e scovare le analogie. La questione è tutta nelle analogie. Unanime sono l’esigenza di un alleggerimento della pressione fiscale, di una riduzione delle spese della politica, di investimenti per il rilancio dell’economia, per la formazione, del sostegno ai giovani, di una riforma della giustizia che garantisca tutti i cittadini e non l’impunità di pochi, di trasparenza della e nella politica.

Possibile che con lo strumento delle nostre leggi, con l’ausilio della nostra Costituzione, con il buon senso, lì dove viene meno l’onestà, non si riesca a partire dalle esigenze comuni? Possibile che le alternative siano solo vuota opposizione, stravolgimento delle istituzioni, corruzione, immobilismo?

Leggete, leggete e soprattutto scandalizzatevi se e quando le promesse non verranno mantenute, non quelle che sono sostenute ideologicamente da uno, ma quelle che sono sostenute da tutti, perché vi avranno turlupinati, vi avranno imbrattato la testa di insulti e di una propaganda che è solo “scena”.

Andate a votare, ognuno per sé, ognuno per il proprio partito. Non allontanatevi dalla POLITICA, allontanate i politici da voi. Mettetevi e metteteli alla prova. Voleranno cazzotti anche sulle pressanti esigenze comuni? Allora abbiate il coraggio di cambiare, di denunciare, non con un tweet, non con un insulto… Fermatevi nelle vostre case, nelle piazze, nelle scuole, nei negozi… Fermatevi se non volete che sopravviva solo il fango…

Maria Mancusi

Immagine di vale460 

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