Cultura e società

Prima de La grande bellezza: film da oscar

Scritto da Maria

Una lunga e gloriosa lista di italiani hanno vinto l’Oscar prima di Paolo Sorrentino, in tutti i settori: recitazione, musica, trucco, regia, scenografia, sceneggiatura.  Ogni volta che un nostro connazionale vince l’ambita statuetta si tende a ricordare solo l’ultimo nome iscritto all’Albo d’Oro del premio, ma i nostri artisti si sono imposti a Hollywood, sebbene era dal 1999, anno della vittoria di La vita è bella, che nessun regista italiano saliva sul podio.

Ma facciamo un bel passo indietro, fino a 67 anni fa, quando, nel 1947, Sciuscià di Vittorio De Sica è il primo a vincere come miglior film straniero. Un’opera ispirata, che racconta la miseria della Roma del secondo dopoguerra e la dura vita dei ragazzi in una città lontana anni luce dagli ambienti raccontati dai virtuosismi di Sorrentino. Tre anni dopo, nel 1950, con un altro straziante poema del neorealismo, Ladri di bicicletta, De Sica bissa la sua vittoria. Il terzo Oscar per il miglior film straniero arriva per Ieri, oggi e domani nel 1965, il quarto e ultimo nel 1971 per Il giardino dei Finzi Contini.

Sono gli anni dei grandi registi e dei grandi interpreti, che commuovono il mondo con la semplicità di un cinema povero ma vero, in netto contrasto coi rutilanti kolossal hollywoodiani. Nel 1955 Anna Magnani vince l’Oscar come miglior attrice protagonista per La rosa tatuata, al fianco di Burt Lancaster. Il 1957 è l’anno de La strada di Federico Fellini, che conquista Hollywood con la sua Giulietta e con Anthony Quinn – doppiato da Arnolfo Foà – in un film crudele e meraviglioso che è rimasto nella storia del cinema. L’anno successivo tocca a Le notti di Cabiria, con l’ingenua e irresistibile prostituta interpretata dalla Masina, in una Roma notturna e predatrice ma anche ricca di sentimento.

Nel 1962 Vittorio De Sica non vince l’Oscar per La ciociara, ma lo fa vincere a Sophia Loren come miglior attrice protagonista. Nel 1963 l’Academy premia un altro capolavoro di Federico Fellini, Otto e mezzo, che vale anche a Piero Gherardi il secondo Oscar per i migliori costumi, dopo quello dell’anno precedente per La dolce vita, che non vince però il premio come miglior film straniero.

Nello stesso anno Pietro Germi, Ennio De Concini e Alfredo Giannetti vincono l’Oscar per la sceneggiatura di Divorzio all’italiana. Nel 1964 un Oscar per l’Italia arriva per i costumi di Cleopatra a Vittorio Nino Novarese. Nel 1969 Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli porta a Pasqualino De Santis l’Oscar per la fotografia e a Danilo Donati quello per i costumi. Nel 1970 torna finalmente in Italia l’Oscar per il miglior film straniero: a stringerlo tra le mani è il grande Elio Petri, campione del cinema di impegno civile, perIndagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

Nel 1974 torna sul palco Federico Fellini, con Amarcord e i giurati dell’Academy si entusiasmano per un film autobiografico che ci riporta nella Rimini de I vitelloni all’epoca del fascismo, trasfigurata dai ricordi di un adolescente coi calzoni alla zuava.

Da qui comincia un lungo digiuno di statuette per i film italiani, compensato però dai nostri grandi artisti che salgono sul palco per il loro contributo al cinema americano, per tutti gli anni Settanta e Ottanta: Milena Canonero (costumi, Barry Lyndon, Momenti di Gloria), Giorgio Moroder (colonna sonora, Fuga di mezzanotte, Flashdance, Top Gun), Carlo Rambaldi  (effetti speciali, Alien, E.T.), Vittorio Storaro (fotografia, Apocalypse Now, Reds), Il cinema italiano, anche se di ambientazione non nazionale, torna sugli scudi nel 1988 grazie a L’ultimo imperatore. Bernardo Bertolucci vince l’Oscar come miglior regista, Ferdinando Scarfiotti, Bruno Cesari e Osvaldo Desideri per la scenografia, Gabriella Cristiani per il montaggio e ancora Vittorio Storaro per la fotografia. Nello stesso anno, Gianni Quaranta e Elio Altamura vincono la statuetta per la scenografia di Camera con vista.

Nel 1989 Manlio Rocchetti vince per il trucco di A spasso con Daisy. Nel 1990, sedici anni dopo Amarcord, un film italiano vince di nuovo la statuetta: Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, che commuove gli americani con la sua nostalgica dichiarazione d’amore per la settima arte.

Nel 1991, l’Oscar alla Carriera a Sophia Loren e quello a Francesca Squarciapino per i costumi di Cyrano De Bergerac, precedono di un anno quello al miglior film straniero per Mediterraneo di Gabriele Salvatores, che porta il nuovo e giovane cinema italiano all’attenzione mondiale. E nello stesso anno il catanese Pietro Scalia – sconosciuto in Italia fino a quel momento – vince l”Oscar per lo straordinario montaggio di JFK.

Prima della loro scomparsa, Hollywood onora due nostri grandi registi con l’Oscar alla carriera: nel 1993 Federico Fellini  e nel 1995 il maestro ferrarese Michelangelo Antonioni. Dopo i prestigiosi Oscar a Gabriella Pescucci per i costumi di L’età dell’innocenza e Luciana Arrighi per la scenografia di Casa Howard, nel 1999 come un ciclone travolge Hollywood La vita è bella di Roberto Benigni, commovente, romantica e personale versione del comico toscano dei tragici temi dell’Olocausto. Benigni sconvolge a modo suo la cerimonia baciando tutti e arrampicandosi sulle poltroncine: il suo film vince come miglior film straniero, Benigni vince l’Oscar come miglior attore e Nicola Piovani porta a casa la statuetta per la colonna sonora.

Dopo ben 16 anni, l’Oscar per il miglior film straniero è tornato in Italia grazie a La grande Bellezza di Paolo Sorrentino. Nel frattempo hanno continuato a tenere alta la professionalità del nostro paese nel mondo persone come Ennio Morricone (Oscar alla carriera nel 2007), Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo  Milena Canonero (costumi, Marie Antoinette), Dario Marianelli (colonna sonora, Espiazione), Mauro Fiore (fotografia, Avatar).

A parte l’orgoglio nazionale, sarebbe bene non dimenticare mai, che il cinema è un occhio aperto sul mondo, un nuovo e vecchio modo di fare letteratura, uno strumento che parla all’uomo dell’umano.

Maria Mancusi

 

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