Attualità Cultura e società

Selfie: Narciso al tempo del web 2.0?

Scritto da Maria

Se non aveste una macchina fotografica, una pozzanghera farebbe al caso vostro? Un selfie spartano, ma pure sempre un selfie…

A pensarci bene il web con la sua motilità e intangibilità non è tanto diverso da uno stagno che raccoglie milioni di immagini, immagini che chi lascia spera di trovare ri-flesse a suon di “mi piace” e di “commenti” per un “pugno di compiacimento”, per un secondo di gloria, per un attimo di immortalità, perché è questo che affligge gli uomini dalla notte dei tempi. Il desiderio del ricordo e della fama. Di questa tensione tipicamente umana sono pieni i versi omerici, le filosofie di tutti i tempi e non ultime le religioni di ogni tipo.

Eppure l’unico modo per sopravvivere e l’unico modo di sopravvivere a dispetto del tempo e della morte è nell’amore, perché solo chi ci ama è testimone della nostra vita e la rende immortale con quello stesso amore che testimonia la nostra esistenza. Il punto è che questo tipo d’amore è una ricerca difficile, una ricerca a cui non siamo più interessati, perché nella foga di divorare tutto e di avere tutto, pure i sentimenti sono usa e getta o, se volete, ci usano e ci gettano. Allora per testimoniare la vita si ricorre ad altro, a uno stagno moderno, come il web, dove immergere immagini di noi per lo più finte, nella speranza, di piacerci innanzitutto, di piacere, di rimanere.

Non siamo diversi da un giovane e bellissimo ragazzo, che un giorno, mentre era nel bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide per la prima volta nella sua vita la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente di chi stava fissando, senza rendersi conto che fosse lui stesso. Questo è ciò che racconta il mito di Narciso, che non avrebbe mai dovuto conoscere se stesso, perché tutto parte da lì, dalla conoscenza di sé e del sé.

Chi si conosce fin dentro le sue fragilità, sa ciò che la sua anima desidera e si mette alla ricerca, in questa vita imperfetta di ciò o di chi la renda in qualche modo completa, dell’altro da sé, per cui l’amore, l’amicizia, l’affetto è condivisione ed eternità. Diversamente si passa la vita a creare immagini di sé, per compiacere e compiacersi, chini su se stessi e su uno stagno da cui nulla emerge.

Maria Mancusi

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