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San Valentino in One billion rising: no alla violenza sulle donne

Scritto da Maria

529820_10151463511831291_736937191_n“Fra gli esseri tutti, dotati di anima e di ragione, noi donne siamo la razza più sventurata” con queste parole la Medea di Euripide compiangeva se stessa e il suo genere. Era il 431 a. C. Più di duemila anni sono passati sul corpo delle donne e in modo devastante. Nelle mani degli uomini, prima il padre o il fratello poi il marito, prive d’un ruolo nella società al di fuori del loro nucleo familiare, considerate limitate nelle loro capacità e destinate alla procreazione e alla cura della prole, belle e colpevoli di un’avvenenza che le avvicinava alle lusinghe del demonio, angeliche solo nei versi dei poeti, perché la loro natura è danno e perdizione.

Sarebbe bello se oggi si potesse parlare di donne col verbo al passato. Ma il verbo delle donne, al contrario, rimane il presente. Un presente di violenza: quella dell’infibulazione inflitta alle bambine in alcune zone dell’Africa orientale, quella della soppressione, in molte zone rurali dell’Asia, dei neonati di sesso femminile, quella della prostituzione coatta, quella delle angherie fisiche e psicologiche che non hanno differenze geografiche in un mondo che dimostra di odiare le donne, oggi come nell’immaginario femminile di Medea.

Fra gli esseri tutti, dotati di anima e di ragione, noi donne siamo la razza più sventurata; noi che dobbiamo anzitutto comprarci con una grossa dote uno sposo e insieme un padrone del nostro corpo; e fra i mali, questo è il peggiore […] Se questa difficile ricerca ci riesce bene e lo sposo coabita di buon grado portando il giogo coniugale, allora è una vita degna di invidia; se no è meglio morire.

Euripide, Medea

Sotto il peso del corpo degli uomini, assediate dalle mani di uno o dagli occhi del branco, il futuro delle donne, anche nei paesi occidentali e culturalmente più evoluti è ancora e sempre dolore. L’angoscia delle morti comminate loro da uomini che amano, l’amarezza di comunità che condannano l’emancipazione anche a costo di giustificare i carnefici, l’inquietudine di un mondo, quello del lavoro, che impedisce loro di essere dipendenti e PERSONE.

Donne che soffrono e uomini che hanno paura di perderle, di perdersi. Nel mezzo la voragine dell’abiezione, quella che diventa desiderio di possesso, quella che diventa crimine contro un altro essere vivente. Così dovrebbe essere sentito: un crimine contro un altro essere vivente! Perché persino il definire un reato con il sintagma “contro le donne” rimanda a un’idea di delitto d’onore che ne sminuisce la gravità. Questo inasprisce il dramma della donna: la violenza che subisce non è connotata in senso assoluto, ma è  violenza di genere fin nella denominazione. E il concepire la violenza come “di genere” ci restituisce la cifra di quanto siamo realmente lontani dalla parità tra i sessi.

Nel giorno di San Valentino, però, le donne e gli uomini che le rispettano scendono in piazza, contemporaneamente in tantissime città italiane e del mondo. One billion rising è il flash mob per gridare basta alla violenza subita. Lo faranno con una danza al ritmo della canzone “Break the Chain”, di cui è possibile imparare la coreografia, grazie ai video esemplificativi presenti su internet e sul sito www.onebillionrising.org.

Nel giorno che romanticamente ci piace immaginare come quello dell’amore il mondo è al fianco delle donne. Invitiamo le nostre lettrici e i nostri lettori a raggiungere le piazze a loro più vicine, per sostenere questa causa e non solo. Per imparare la prima regola dell’amore, valida in tutte le culture del mondo: il dono di sé. La strada dell’uguaglianza potrà passare solo dal riconoscimento di una complementarietà uomo-donna che è forza e non maledizione. Che cosa aspettare?

Maria Mancusi

Immagine: poster per “No Violence Against Women” CAWTAR Association for Women.

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